Alla ricerca della performance con Biotech e Generics

Dai settori del farmaceutico una buona fonte di rendimento e diversificazione

Sono numerose e variegate le opportunità di investimento e le scelte a disposizione degli investitori.
Analizzando in particolare gli strumenti di tipo azionario oggi disponibili, accanto ai fondi che selezionano le attività finanziarie in base all’area geografica (da un singolo Paese o regione fino alla totalità dei mercati), si sono diffusi i cosiddetti fondi settoriali, che si concentrano invece su uno specifico segmento di mercato o su un insieme di sotto settori. Tra questi troviamo il Pictet-Biotech e il Pictet-Generics.

Come probabilmente noto ai professionisti del settore, il Biotech investe in strumenti azionari di società biofarmaceutiche di tipo medicale fortemente orientate all’innovazione. Per biotecnologia si intende infatti l’utilizzo di sistemi biologici e organismi viventi come applicazione alla tecnologia, al fine di realizzare prodotti utili all’uomo e migliorare le caratteristiche di piante e animali. Si tratta di un settore che a partire dal 2012, come evidenziato anche dall’indice di categoria FIDArating, è cresciuto a ritmi straordinari. Già da tempo si sta assistendo al progressivo passaggio da farmaci basati sulla chimica tradizionale a farmaci basati sulla biologia. Il crescente numero di scoperte che ogni anno fa da supporto alla ricerca e allo sviluppo di nuovi medicinali e la presenza di molte malattie per cui ancora non vi è una cura permettono alle società del settore di investire le ingenti quantità di denaro raccolte negli scorsi anni. A tutto ciò si aggiunge la crescente flessibilità legale che consente alle nuove cure di avanzare più rapidamente. L’unico ostacolo al momento sembrano essere gli elevati costi di ricerca contrapposti alle esigenze di contenimento dei prezzi dei farmaci, finora non sufficienti per arrestare il vero e proprio rally del settore. L’indice di categoria negli ultimi tre anni ha realizzato infatti una performance vicina al 55% e secondo gli analisti il fatturato delle società che investono in questo tipo di farmaci è destinato ad aumentare ulteriormente nei prossimi anni acquistando un peso sempre più rilevante nel macrosettore farmaceutico. I progressi delle vendite, l’approvazione di nuovi importanti farmaci e l’esito delle sperimentazioni e degli studi clinici offrono infatti ottime prospettive di rialzo nel medio-lungo periodo.

Il patrimonio del Generics è invece investito nel mercato dei farmaci generici, ovvero medicinali che contengono la stessa quantità di principi attivi e presentano la stessa biodisponibilità dei corrispondenti farmaci di marca il cui brevetto è scaduto. Il settore rientra anch’esso all’interno di quello farmaceutico e sanitario che dal 2009, dopo il precedente periodo di difficoltà, ha avviato una fase rialzista segnando tassi di crescita sempre più elevati. L’allungamento della vita media degli individui, la facilitazione all’accesso alle cure, la promozione di stili di vita più sani, l’esigenza di sostenibilità del sistema sanitario e la riduzione della capacità di spesa a causa della crisi economica sono solo alcuni dei fattori che hanno contribuito a creare un terreno fertile per l’espansione delle società che producono farmaci equivalenti. Il comparto è cresciuto in linea con l’indice di categoria relativo al settore farmaceutico e sanitario, realizzando dal 2012 un rendimento annuo intorno al 30%. Anche in questo caso si prevede un ulteriore sviluppo del settore nei prossimi anni, in particolar modo per quanto riguarda mercati emergenti come Asia, Medio Oriente, Nord Africa e America Latina, dove ci si attende una forte crescita interna alimentata per lo più dai generici di marca. Alcuni analisti prevedono che l’incidenza degli emergenti sui mercati globali possa raggiungere il 30% entro il 2017. Inoltre la scadenza brevettuale di molti farmaci di marca dovrebbe consentire ai generici di accrescere ancora di più il loro peso all’interno del settore farmaceutico. Da non sottovalutare infine l’importante riassetto strutturale. Da qualche anno infatti è in atto una fase di consolidamento del settore attraverso operazioni di fusione e acquisizione, con le aziende produttrici di equivalenti che stanno cercando di aumentare le dimensioni aziendali per conquistare nuove quote di mercato e realizzare strutture di costo più efficienti.

Le ottime performance realizzate dipendono certamente dal settore ma beneficiano anche dello stato di salute dell’economia statunitense. Sebbene infatti l’universo di investimento dei due fondi non sia limitato ad una specifica area geografica, in ragione della natura fortemente innovatrice dell'industria farmaceutica nel Nord America, la vasta maggioranza degli investimenti è concentrata in quest’area. Ciò nonostante, mentre nel Biotech il mercato USA arriva a coprire quasi il 90%, il Generics risulta maggiormente diversificato, con quasi il 30% del patrimonio investito negli Stati Uniti e la rimanente parte equamente ripartita tra un largo numero di Paesi, tra i quali anche gli emergenti. Il 2013 e il 2014 sono stati periodi particolarmente proficui per il Biotech, con risultati rispettivamente del 47.04% e 38.86%, mentre il Generics, pur avendo avuto rendimenti mediamente inferiori, ha avuto un picco lo scorso anno raggiungendo quasi il 48%. Date le caratteristiche dei due settori, non sorprende che anche la volatilità delle quote raggiunga valori considerevoli. Parallelamente, se per il Generics la deviazione standard a un anno si ferma al 15%, nel caso del Biotech si spinge fino al 27% giustificando così anche i rendimenti superiori.

I due fondi analizzati appartengono entrambi al macro settore dell’Healthcare, tradizionalmente considerato un settore difensivo e meno esposto ai periodi di recessione economica. La loro presenza in portafoglio può ottimizzare la diversificazione della quota azionaria proteggendolo da eventuali andamenti ribassisti del mercato globale.

Alberto Cecchi

Centro Studi FIDA


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