Il processo di investimento, III puntata: la scelta delle asset class (seconda parte)

L’universo investibile può essere interpretato efficacemente costruendo le cosiddette asset class, che comprendono titoli con caratteristiche comuni e che costituiscono la base per la costruzione di portafoglio. Nel processo di investimento ne convivono tipologie con diverso grado di specificità procedendo dal generale verso il particolare con asset class che, in uno schema gerarchico, divengono via via più fini e circoscritte.

A partire dalla classica ripartizione tra azionario, obbligazionario e monetario il processo si sviluppa raffinando l’analisi e facendo emergere all’interno delle “macro” asset class la molteplicità di componenti e fonti di rendimento che le compongono.

Un primo e generale criterio di specificazione, che riguarda tipicamente le azioni e le obbligazioni, è rappresentato da quello geografico che distingue gli strumenti finanziari rispetto alle macro aree di riferimento ( ad esempio Europa, Nord America, Asia, Paesi Emergenti) ed ad un livello successivo, ove sia opportuno, rispetto ai singoli Paesi. Questa suddivisione fa riferimento alle potenziali differenze di contesto, sociale, economico e politico che possono influenzare in maniera determinante i rendimenti delle attività finanziarie.

L’esposizione valutaria costituisce parimenti una fondamentale caratteristica per la dinamica dei rendimenti e, pur mantenendo un ruolo importante per tutte le tipologie di strumenti, è un criterio di aggregazione utilizzato tipicamente per i bond i cui rendimenti subiscono una diretta influenza dalle previsioni sull’evoluzione dei rapporti di cambio.

Per quanto riguarda la classe azionaria le modalità di suddivisione si focalizzano sulle caratteristiche delle società di cui questi strumenti rappresentano la proprietà e dalle quali pertanto dipendono gli utili e i rendimenti attesi. La capitalizzazione di mercato è una di queste ed è molto diffusa poiché la dimensione societaria determina il modello di business e la reattività alle diverse condizioni di mercato; tipica è la tripartizione small - medium – large cap.

Sempre in ambito azionario, un’altra distinzione importante è quella tra lo stile value (valore) e growth (crescita), basati sulle caratteristiche del modello di business orientato rispettivamente alla crescita o alla generazione di reddito. I fondi caratterizzati da stile di gestione growth puntano infatti su segmenti di mercato e società in fase di rapida espansione, con attese molto positive per il futuro. I titoli di questo tipo possono avere performance variabili nel breve termine, ma offrono interessanti prospettive di crescita nel lungo periodo e nella loro valutazione ha un peso elevato l’aspettativa di aumento dei profitti nel futuro. Gli stili di gestione value, viceversa, puntano su società con business solidi e consolidati, con storie aziendali di lungo termine, buoni risultati reddituali caratterizzati da stabilità e costanza, generosa distribuzione di dividendi spesso caratterizzate da prospettive di crescita a ritmi moderati. Le quotazioni di questi titoli sono generalmente contenute rispetto alla redditività poichè non scontano le prospettive di sviluppo dei titoli growth.

Un altro elemento cardine alla base di un investimento in equity è la conoscenza del settore di appartenenza, al quale le società che ne fanno parte sono fortemente correlate.

Come detto, l’esposizione valutaria è uno degli elementi primari che caratterizza gli investimenti di tipo obbligazionario così come lo è il merito creditizio cioè la capacità del creditore-emittente di garantire la restituzione del capitale ed il pagamento delle cedole. Si distinguono così i titoli investment grade, di qualità medio-alta con ridotte probabilità di default, e high yield (detti anche “ad alto rendimento” o “speculative”) che offrono rendimenti più elevati a fronte di rischi analogamente più consistenti.

Il panorama delle classi di investimento, grazie all’evoluzione del risparmio gestito che ha reso fruibili tipologie di titoli e tecniche gestionali sempre più ampie e variegate, può andare oltre lo scenario descritto e offrire ulteriori fonti di diversificazione.

Tra le più interessanti si colloca sicuramente il mondo dei fondi a ritorno assoluto ed in generale la possibilità di realizzare delle sorta di asset class caratterizzate da omogenee tecniche di gestione. A prescindere, infatti, dall’oggetto degli investimenti, i prodotti caratterizzati da politiche di gestione particolarmente attive, di cui i fondi a ritorno assoluto, i fondi alternativi e parte dei diversificati rappresentano le tipologie più importanti e diffuse, offrono rendimenti spesso poco correlati con i mercati di riferimento frutto delle scelte gestionali.

Per cogliere in maniera strutturata e costante le caratteristiche dell’universo investibile e coglierne gli elementi illustrati occorrono ormai delle mappe di riferimento capaci di orientare la ricerca degli strumenti all’interno dell’enorme offerta disponibile. Uno strumento tipico e sempre più diffuso sono i sistemi di classificazione che propongono categorie omogenee di strumenti e criteri di ricerca più o meno sofisticati e granulari.

A partire dalle categorie e dalla classificazione è possibile costruire le asset class su diversi livelli di specificazione per poi procedere alla costruzione di portafoglio che, su queste basi può garantire il massimo livello di diversificazione.

Enrico Bellino

Centro Studi FIDA


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