Il processo di investimento IV puntata: l’asset allocation (seconda parte)

Le strategie di asset allocation possono essere di varia natura ma, quanto meno nell’ambito del risparmio gestito, fanno prevalentemente riferimento ad approcci di tipo top down di medio-lungo termine integrati da eventuali scelte di tipo tattico di più breve periodo. La teoria di base su cui ancora oggi poggiano è la celebre Modern Portfolio Theory (MPT) sviluppata da Markowitz e che si presta in modo particolare ad illustrare l’intero processo.

Come noto, il concetto chiave della MPT è quello di diversificare, ossia costruire portafogli contenenti mix di asset class che, grazie alla bassa correlazione, riducono al massimo la volatilità di portafoglio. Sulla base dei benefici della diversificazione, Markowitz costruisce la frontiera efficiente, cioè l’insieme dei portafogli che per ogni livello di rischio mostrano il massimo rendimento atteso. Dal punto di vista analitico è la soluzione di un problema di ottimizzazione i cui input sono la matrice di correlazione tra le attività e i loro rendimenti attesi.

Fermo restando la possibilità, anche con semplici fogli di calcolo, di realizzare il modello teorico nella sua interezza, l’attenzione può focalizzarsi anche solo sulla matrice di correlazione. Essa, per ogni combinazione di attività di portafoglio, mostra la relazione tra i rendimenti dei componenti di portafoglio esprimendola con un numero compreso tra -1 (perfetta correlazione negativa) e 1 (perfetta correlazione positiva). Un portafoglio ben costruito che sfrutti i benefici della diversificazione dovrebbe ridurre al minimo le attività con elevata correlazione privilegiando quelle che la presentano con livelli contenuti o negativi.

Questo strumento si mostra particolarmente utile anche per identificare i componenti che hanno una maggior funzione nel ridurre il rischio di portafoglio (correlazione bassa, nulla o negativa) e quelli che si sovrappongono ad altri in termini di andamento dei loro rendimenti (correlazione vicino a 1)

Replicando il procedimento seguito nella MPT, o limitandosi a osservare e monitorare la matrice citata, è possibile individuare l’asset allocation ottimale. Avendo infatti definito gli obiettivi di investimento e di conseguenza la volatilità adeguata alla propensione al rischio il portafoglio ottimale è quello che, a parità di volatilità, mostra il massimo rendimento o, in altri termini, sfrutta nel modo migliore la diversificazione e le correlazioni tra i suoi componenti.

La metodologia mostrata, pur rimanendo alla base di molte strategie per le scelte di portafoglio, presenta alcune limitazioni. La principale è l’approccio uni-periodale che non prevede mutamenti nelle condizioni di mercato o, per meglio dire, non li considera. Per questo motivo è spesso affiancata da scelte di asset allocation tattica, che ne modificano temporaneamente e periodicamente la composizione per sfruttare le opportunità d’investimento che si presentano nel breve-medio termine. In quest’ambito i metodi sono molteplici, discrezionali o quantitativi, tutti mirati a cogliere le mutevoli caratteristiche dei mercati che si sovrappongono a quelle strutturali che hanno invece carattere di stabilità.

Il percorso di investimento si conclude con un ultimo passo, il cosiddetto picking degli strumenti finanziari, con i quali realizzare in concreto il portafoglio, scelta che, rimanendo nell’ambito del risparmio gestito, non può che fare riferimento ai sistemi di ranking o rating.

Francesca Sivero

Centro Studi FIDA


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