Parola d’ordine pianificazione

L’approccio più pericoloso per un investitore è molto probabilmente l’affrontare i mercati senza avere seguito un processo logico dal quale discendano le scelte concrete di acquisto e di vendita.

Come è noto, e come abbiamo avuto modo di illustrare più di una volta in questa sede, il processo di investimento parte dagli obiettivi che l’investitore ha, per procedere alla definizione dell’asset allocation generale e via via a scelte di investimento sempre più specifiche che definiscono le caratteristiche dei singoli titoli che saranno detenuti in portafoglio. A prescindere dai dettagli di tipo tecnico, il principio fondamentale è l’essenzialità di definire un progetto finalizzato al conseguimento di determinati obiettivi coerenti con le proprie esigenze.

Pur apparendo banale a coloro che masticano la finanza da tempo e/o per motivi professionali, la necessità di pianificare gli investimenti non è così scontata tra il pubblico più ampio. E’ proprio per questo motivo che la normativa si evolve anno dopo anno per imporre procedure sempre più strette che in qualche modo obblighino a passare dalla logica dell’investimento singolo alla completa pianificazione finanziaria. Capita molto spesso a coloro che lavorano nel settore del risparmio gestito, di svolgere un’attività pedagogica nei confronti dei tanti clienti che, non rendendosi conto dell’estrema incertezza che caratterizza i mercati, non colgono nemmeno l’irrinunciabilità di costruire scenari e di guidare le proprie scelte sulla base di piani a medio-lungo termine.

E’ pertanto quasi un imperativo etico, e non solo un obbligo normativo, condurre i risparmiatori e gli investitori in un percorso che, a partire dalla formalizzazione delle loro esigenze ed alla trasformazione delle stesse di obiettivi economici, proceda nello sviluppo di un piano finanziario che tenga conto dell’avvicendarsi delle principali entrate e uscite, i cosiddetti flussi, e che culmini con la gestione ottimale degli stessi in termini di investimento e, nei casi più complessi, anche di indebitamento.

In estrema sintesi ecco uno schema esemplificativo di processo di pianificazione finanziaria:

  1. Definizione e formalizzazione degli obiettivi

    1. Esempio: assicurarsi un montante futuro destinabile all’istruzione dei figli

  2. Trasformazione degli obiettivi nei flussi di cassa necessari per raggiungerli

    1. Esempio: spese preventivabili per l’acquisto futuro di una casa o per sostenere le spese dell’Università dei figli

  3. Definizione del profilo temporale delle principali entrate e uscite prevedibili

    1. Esempio: le scadenze e le somme complessive in entrata, come la liquidazione, ed in uscita, come le spese straordinarie, stimate nell’orizzonte temporale dell’investimento

  4. Definizione del profilo di rischio

    1. Esempio: sostenibilità delle perdite potenziali sia dal punto di vista oggettivo, legato alle condizioni economiche, che da quello soggettivo, legato all’approccio emotivo

  5. Valutazione della volatilità compatibile con il profilo di rischio e con gli obiettivi definiti

    1. Esempio: livelli di deviazione standard, Draw down o Value at risk di riferimento che non devono essere superati

  6. Asset allocation strategica e/o tattica

    1. Esempio: distribuzione del capitale tra le asset class che possono contraddistinguersi per tipologia (obbligazioni, azioni, valute…) di strumenti utilizzati, come per area geografica, settore o altre dimensioni ritenute rilevanti

  7. Picking dei titoli all’interno delle asset class

    1. Esempio: selezione degli specifici strumenti finanziari da associare a ciascuna tipologia di asset class presente in portafoglio

  8. Monitoraggio dell’adeguatezza e manutenzione delle strategie operative

    1. Esempio: controllo sistematico dei vari indicatori come VAR (Value at Risk), Draw Down, misure RAP (Risk Adjusted Performance), Indice di Sharpe e rendimenti.

Luca Lodi

Centro Studi FIDA


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